La Russia in Siria difende la civiltà dal terrorismo dell'Isis , non lasciateci da soli

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Nikiforov ufficialedi Andrei Nikiforov, docente universitario, editorialista e scrittore di Simferopoli (Crimea)

L'idea stessa di una ampia coalizione antiterroristica e' strategicamente corretta. E non e' una cosa nuova. Pero, sfortunatamente, non e' per niente realizzabile viste le condizioni in cui si trova oggi la politica moderna.

Infatti, se fosse possibile inserire l'ISIS nel quadrilatero di forza «Egitto-Arabia Saudita-Turchia-Iran», i jihadisti di questa struttura terroristica sarebbero finiti. E se fosse aperto un altro fronte anti-ISIS, un fronte esterno composto da Israele, Russia e Stati Uniti, la loro fine arriverebbe piu' veloce. Ma il male e' che gli interessi di tutti gli stati enumerati nella regione del cosiddetto Grande Medio Oriente sono uniti esclusivamente dal loro desiderio comune di distruggere l'ISIS. In tutte le altre questioni si incontra solo un disaccordo generale.

Esaminiamo, per esempio, la guerra civile in Siria. In merito all'atteggiamento verso il regime di Assad, la presunta coalizione subito si divide in due parti separate. Su diversi argomenti questo regime non soddisfa né gli USA, né Israele, né la Turchia, né  l'Arabia Saudita. Questi vedono l'ISIS come il meccanismo principale per abbattere Assad. In questo caso, perchè smontare questo meccanismo prima che il regime , che e' apparso straordinariamente vitale , non venga eliminato?

Oppure – un altro esempio – i curdi, un problema in comune per tutta la  regione. Anche qui, i centri di potere, nonché gli alleati e i partecipanti del blocco nordatlantico, trattano la questione in maniera diametralmente contraria. Possiamo dire che per Washington i curdi sono alleati naturali quanto sono avversari naturali per Ankara. Si possono trovare parecchie altre contraddizioni simili. Se non sciolgono questi nodi ingarbugliati, non conviene aspettarsi alcuna vera unità di intenti.

 Infatti, non basterebbe solo rispondere si alla chiamata della Russia. Ci vogliono sforzi concreti diplomatici, una conferenza regionale durante la quale fissare i principi unici per l'esistenza politica del Medio Oriente, i cui garanti dovrebbero essere proprio gli stati indicati prima - i cosiddetti centri di forza.

Sfortunatamente, se torniamo sulla terra, non ci si puo' aspettare niente di simile. Abbiamo da fare con un Medio Oriente, la cui destabilizzazione fra poco avra' compiuto 70 anni. In quella regione anche in futuro esisteranno nicchie di crescita di strutture terroristiche come Al-Qaeda oppure lo stesso ISIS.

E abbiamo visto che, che per affrontare il problema esistente, la Russia non è rimasta ad osservare senza intervenire, aspettando passivamente il momento giusto per la formazione dell'ampia coalizione. L'escalation della partecipazione russa è infatti già  iniziata, da inizio ottobre. Mosca attivamente difende il suo alleato - Assad. Non e' che sia lui il suo ultimo alleato nella regione, ma durante l'ultimo anno e mezzo la Russia ha vissuto secondo il motto: «I russi non abbandonano i suoi!» . E Assad e' il tipico «suo». Di piu' , la Siria rappresenta uno dei fronti dello scontro globale con Washington , dove Mosca e' riuscita a vincere alcune grosse battaglie diplomatiche.  Lasciare che bande di vandali sanguinari possano cancellare tutto quello che e' stato ottenuto, sarebbe molto imprudente. C'e' un'altra circostanza che sta spingendo la Russia ad adottare pronte contromisure contro l'ISIS.

È piu comodo combattere lo «Stato Islamico» in Siria e Iraq , ma non in Asia Centrale oppure peggio ancora nel Caucaso del Nord, nelle regioni russe di Povoljie o Priuraliye (regione vicina agli Urali). Ecco perche la Russia ha chiamato altri paesi ad unirsi tutti insieme per risolvere questo problema che la Russia stessa comunque sta già affrontando da sola.

A proposito, e' proprio  questo aspetto che distingue la Russia riguardo al problema del'ISIS da tutti gli altri paesi che dovrebbero potenzialmente combatterlo. Questi paesi non sono molto interessati alla distruzione totale dello Stato Islamico, in quanto stanno a vedere che Isis sta avanzando in certi paesi lontani da loro e anche verso paesi poco amati da loro. La Russia non puo' essere sospetta di doppio gioco. Ecco perchè il suo alleato naturale, oltre alla Siria, puo' essere solo l'Iran. E , sotto certi aspetti, l'Egitto. Cercate di immaginare gli USA o Israele  in questa coalizione. La vedete cosa difficile, giusto? Per quel che riguarda gli USA, conviene ricordarci che  dietro l'Isis, come dietro i Talebani e Al-Qaeda all'epoca, ci sono sempre stati sponsor concreti , istruttori e specialisti militari. Il loro stile di management globale e' «difendere» il pianeta dalle creazioni geopolitiche fatte ad hoc da loro stessi, dichiarando i loro agenti di ieri – «i nemici degli USA» oggi. Sono loro soli che per adesso governano tutto. E lo fanno in una maniera molto americana.

Il mondo «americano» assomiglia a un "saloon" di qualche film western americano: gli stessi  costumi liberi, lotte e sparatorie per qualsiasi ragione. E governa su tutto cio' un certo superman con lo stellone di sceriffo sul gilet. Tutto il suo potere si basa solo sul fatto che lui estrae la sua pistola dalla fondina piu' velocemente degli altri…Credo che non potremmo vedere nessun altro tipo di ordine mondiale proveniente da Washington, perchè solo questo tipo  di ordine e' comprensibile agli americani e fa loro comodo perchè seguono gli stereotipi costruiti da Hollywood.

Copiando dagli antichi romani, gli americani agiscono' con la stessa grazia con cui venne imbastardito il latino classico nel Medioevo – trasformandosi in "volgare". I globalisti della Citta' Eterna si rendevano conto benissimo che dividere serviva solo alla presa del potere, ma che per tenerlo a lungo e far funzionare le cose ci volevano altre tecnologie. I globalisti della circoscrizione federale di Colombia hanno invece imparato solo la prima strofa della melodia imperiale. I romani sono riusciti a creare una potenza globale (secondo le misure antiche), l'impero americano invece non e' mai stabile. Ma nonostante ciò gli americani continueranno a creare nelle regioni diverse del pianeta il «caos controllabile» , che diventera' sempre piu' spesso non controllabile.  Vorrei far notare che la Russia con le sue azioni e iniziative concrete dimostra spesso un comportamento alternativo che non quadra nel modello della leadership americana. Se le elites politiche internazionali ancora guardano con cautela alla linea di Mosca, oppure anche con aperta ostilita', i popoli di diversi paesi, inclusi i paesi del Medio Oriente, la percepiscono con la crescente simpatia. E  questo e' un segno positivo, un passo per futuro. Il futuro infatti non dovrà essere basato sul diktat di una superpotenza unica che impone la sua egemonia a tutto il mondo , bensì dovrà essere costruito sugli sforzi collettivi fatti per mantenere la pace e la stabilita' internazionale. 

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