INTERVISTA A ANDREY NIKIFOROV, SCRITTORE E PRESIDENTE ONORARIO LIGURIARUSSIA E LOMBARDIACRIMEA

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Nikiforov ufficialeIn Italia i giornali parlano di "invasione" della Crimea da parte dei russi. Noi sappiamo bene che non è  vero. Lei che vive in Crimea ci spiega cosa è veramente successo lo scorso anno a marzo ?

Nel marzo dell’anno scorso i crimeani hanno realizzato il loro sogno regionale (anzi, nazionale): sono tornati nei confini della loro Patria – Russia senza lasciare la loro Terra Madre. Durante sessanta anni la maggioranza degli abitanti della penisola hanno considerato come assolutamente ingiusta la cessione della Crimea dalla Federazione Russa per far parte dell'Ucraina.

Certo, nel 1954 l’Ucraina era soltanto una provincia autonoma dell'Unione Sovietica, ma anche all'epoca questa decisione è sembrata fuori luogo. A proposito, nessuno ha chiesto agli abitanti della penisola che cosa ne pensavono.  Inoltre nessuno neanche si e' sforzato di mettere in regola questa decisione secondo le norme legislative sovietiche. Si era creato  un equivoco. Ma dopo la caduta dell'Unione Sovietica , quell'equivoco ha iniziato a deviare i destini della gente che ha dovuto  guardare al loro  Stato  come  uno Stato estero.  Da li in poi  abbiamo  percepito che cosa significa  essere  visti con sospetto sospetto, di essere considerati  cittadini di secondo livello, che parlano una lingua sbagliata, che la pensano diversamente dalla linea governativa della cosiddetta «nuova potenza». Questo  ha influenzato non solo noi , ma anche ha deformato lo sviluppo e il destino dei nostri figli.  Ovvio che ci fosse  resistenza a tutto cio. In questo modo i crimeani sono riusciti a ottenere nel 1991 il  ripristino dello statuto di repubblica autonoma (nel 1945 la repubblica autonoma della Crimea venne abolita), e 23 anni dopo, approfittando del suo status di autonomia, sono usciti dall’Ucraina e sono tornati a casa – in Russia. Voglio far notare che tutto è stato fatto  con  mezzi pacifici e mediante il metodo piu' democratico possibile – mediante il voto referendario. Il 20 gennaio 1991 i crimeani hanno sostenuto con la maggioranza absoluta dei voti la ricostruzione della repubblica  e il 16 marzo 2014 tutti quanti hanno votato il rientro in Russia. E' molto strano che coloro  che vogliono insegnare la democrazia all'intero mondo, sostengono l'atto illegale e non democratico dello stato totalitario del 1954 invece di sostenere la realizzazione della volonta' della comunita' regionale crimeana del 1991 e del 2014.  Evidentemente  si tratta non di principi, ma di interessi. Non ho dubbio che si tratta di interessi non di qualche stato europeo o dell’Ue in generale. Sono  interessi totalmente diversi da quelli europei ,  interessi che vengono imposti all'intero continente con un comportamento  innaturale e rovinoso.

 Che cosa sarebbe successo in Crimea se non si  fosse riunita con la Russia? Si sarebbe ripetuto lo scenario del Donbass?

Non bisogna riflettere troppo su che cosa sarebbe successo se non fosse avvenuto quello che è avvenuto. Gli esempi del Donbass e di Odessa dimostrano a che grado di crudelta'  puo' portare l’attuale regime di Kiev. Kiev peraltro ha sempre abituato la gente a odiare i crimeani, molto di piu' che quelli di Donetsk.

 Il governo ucraino dichiara spesso che non vuole rinunciare alla Crimea e gli Usa li aiutano a coltivare questa idea. Ma la Crimea tornerà mai a far parte dell'Ucraina?

L'Ucraina di cui la Crimea faceva parte non esiste piu'. E’ stata uccisa nel febbraio del 2014. La morte di quell'Ucraina è avvenuta peraltro con il supporto diretto dei rappresentanti degli stati europei. Come risultato  e' cresciuto uno zombie che sta camminando velocemente e trasuda miasmi di nazismo, xenofobia e crudeltà tipica dei cavernicoli.  Se non ci fosse stato il sostegno estero, il caos ucraino sarebbe stato  evidente a tutto il mondo. Ma  e' lo stesso  impossibile nasconderlo. Possiamo  immaginare  l'entrata di questo mostro nell'Unione Europea, in modo che  tutto ciò che lo costituisce si espanderebbe liberamente dentro il continente? A mio avviso, anche la burocrazia di Bruxelles, serva della volonta' di Washington, non lo permetterebbe. Anche i paesi vicini all’ Ucraina , tipo Polonia e Lituania, danno  attivo sostegno allo russofobia ucraina, ma sanno molto bene che cosa significa anarchia e nazionalismo ucraini.  Si puo' immaginare che cosa accaderebbe alla Crimea e ai suoi abitanti se un simile  mostro  entrasse sul terreno della nostra penisola.  E visto che il presente volto dell'Ucraina e' il suo volto vero, non si puo'  parlare di nessun tipo di «ritorno» della Crimea in Ucraina.

La vostra penisola per tanti anni è  stata "dimenticata" dal governo di Kiev e ha necessità  di svilupparsi. In quali settori soprattutto? 

Io sono una persona che si è formata nello scorso secolo. E detto questo per me qualsiasi economia si basa innanzitutto sull'industria e sul settore agricolo, ovvero sulla produzione. Mi ricordo molto bene della Crimea degli anni 70-80, quando qui si costruivano navi uniche , le imprese chimiche funzionavono  a pieno regime , si assemblavano  televisori e apparecchi tecnoclogici, si trasformavano i prodotti dell'agricoltura regionale e della pesca marina. La Crimea era la vera fabbrica delle vitamine, era il giardino, orto e vigna di tutta l'Unione Sovietica. Certo, per uno sviluppo concreto abbiamo bisogno di modernizzare tutta la rete dei trasporti. A volte si parla  del turismo come del settore principale della penisola.  La  Crimea e' troppo piccola per essere un posto di turismo balneare di massa. Piuttosto il futuro della nostra penisola e' il turismo di cura del corpo e benessere, quello  intellettuale e scientifico.

Il presidente Putin è  stato in Italia il 10 giugno e ha ricordato che le sanzioni danneggiano soprattutto l'economia italiana. La Crimea ha l’interesse di sviluppare  i rapporti con le aziende italiane che vogliono andare nella vostra regione?

Sono convinto che l'interesse e' reciproco. Se l'Italia si affretta e diventa una avanguardia europea nella realizzazione dei progetti d'investimenti in Crimea, i suoi imprenditori potrebbero approfittare di parecchi benefici e prospettive. In piu', ci sarebbe il ricupero dei legami antichi del vostro paese con la nostra penisola.  E' vero che oltre  la burocrazia di Bruxelles esiste anche la burocrazia locale crimeana che non  sempre ha abbastanza esperienza nei contatti internazionali  e  non è abituata a prendere  responsibilita' decisionali. Ma unendo le forze penso che ognuno combatterà la burocrazia del proprio paese.

Lei è il presidente onorario dell'Associazione culturale Liguria Russia, gemellata con la nostra associazione. Quali sono i rapporti storici tra Genova e la Crimea?  Esiste ancora oggi una comunità genovese?  E quanti italiani vivono in Crimea?

La Crimea e Genova hanno legami consolidati  dall’epoca medievale. Dalla meta' del XII secolo in poi  le coste della nostra penisola hanno visto l’approdo di parecchi mercanti genovesi e alla fine di quel secolo avamposto genovese divenne Kaffa, l’attuale  Feodosia. Questa città venne per l’ennesima volta ricostruita e questa volta   sotto l'influenza dei genovesi;  poco dopo Kaffa  divenne una parte   di Genova nel Mar Nero. L'influenza genovese durante i decenni successivi si espanse lungo tutte le coste della Crimea e penetrò anche nei territori interni. La citta' aveva una funzione di transito delle merci, i porti crimeani ricevevono le  carovane provenienti dalle più lontane terre dell’Eurasia e qui le merci venivano trasformate e caricate sulle navi,  in direzione ovest. Per un certo periodo del tempo vi furono legami stabili  tra Liguria e  Crimea. Poi però,  dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei turchi, il collegamento divenne difficoltoso,  nel 1475  gli ottomani conquistarono tutte le proprietà genovesi in Crimea.

Gianluca Savoini

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