Intervista ad Enrique Ravello su Crimea e Catalunya

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ravello new“Sono appena tornato dalla Crimea, dove ho verificato l’assoluta regolarità delle operazioni di voto al referendum indipendentista di domenica scorsa e l’entusiasmo e la partecipazione della gente crimeese spero possa essere di buon auspicio anche per noi catalani e per i nostri fratelli in battaglia scozzesi e padani. La libertà vincerà, il centralismo e l’asservimento alle consorterie mondialiste ha i mesi contati”.

Crede nell’”effetto domino”, Enrique Ravello, importante esponente indipendentista catalano, da pochissimo tempo uscito dal partito “Plataforma per Catalunya” per fondare “Som Catalans” (Siamo Catalani), una formazione indipendentista che guarda però anche ai valori della tradizione e ha stretti contatti con altri partiti identitari europei, primi fra tutti il fiammingo Vlaams Belang. “Nei prossimi giorni annunceremo alla stampa la nascita di questo movimento per l’autodeterminazione della Catalunya – spiega Ravello -. Mi piacerebbe inoltre incontrare anche gli esponenti della Lega Nord, perché le posizioni del Carroccio e del nuovo segretario Matteo Salvini sono molto significative e, a differenza di altri esponenti catalanisti, noi apprezziamo la linea politica leghista e crediamo che il progetto di Salvini possa risultare vincente”.

Come mai lei e altri esponenti di “Plataforma per Catalunya” avete abbandonato il partito per fondarne uno nuovo?

Da mesi era in atto una forte contrapposizione all’interno di PxC tra chi come noi non voleva alcun compromesso con il regime statalista e centralista di Madrid e quelli che invece non hanno replicato alle minacce nazionaliste del governo spagnolo, fermamente contrario al referendum indipendentista che si terrà in autunno. Abbiamo cercato fino all’ultimo di far emergere la componente indipendentista nel partito, ma poi abbiamo dovuto gettare la spugna e siamo usciti. Abbiamo già avuto l’adesione da molti eletti in diverse amministrazioni locali e ci presenteremo alle amministrative del 2015 in tutta la nostra nazione. Adesso però lavoreremo insieme alle altre forze indipendentiste catalane per raggiungere il nostro obiettivo: la nascita della Catalunya indipendente.

Il vostro sarà un movimento fortemente euroscettico e che cercherà alleanze in Europa?

Esatto. Anche noi, come la Lega, il Front National, il Vlaams Belang crediamo che l’euro impoverisce i nostri popoli e arricchisce soltanto i grandi banchieri e i poteri forti dell’alta finanza internazionale. Dobbiamo spazzarlo via, insieme all’architettura sbagliata di questa Unione europee che ha portato il livello della disoccupazione a livelli mai visti dal dopoguerra. Bruxelles ha fallito. E’ tempo di cambiare. Abbiamo guardato con grande interesse al patto anti-euro siglato al congresso federale della Lega in dicembre. Si tratta di una svolta importantissima che infatti spaventa gli eurocrati.

Lei è stato in Crimea lo scorso fine settimana. In Europa la propaganda antirussa ha parlato di referendum illegittimo e la tensione non scende per nulla. Lei cosa ci dice in merito?

Che è stato tutto regolarissimo. Ho lasciato Barcellona credendo ciò che hanno detto i media occidentali, ovvero che tutti gli aeroporti di Crimea erano "occupati da forze paramilitari russe", ma una volta atterrato ho visto che niente di tutto ciò era vero. Il mio volo ha fatto una sosta a Mosca, dove ho incontrato membri del FPÖ austriaco: Johannes Hübner e Johann Gudenus, accompagnati da altri austriaci che sonno venuti anche come osservatori. E poco dopo si è unito al gruppo Aymaric Chauprade, geopolitico francese e candidato del Front National per le elezioni europee. Con loro ho potuto condividere una lunga e interessante conversazione sulla situazione internazionale.

Cosa ha visto una volta arrivato a Sinferopoli?

Ho visto che l'aeroporto era controllato dalle forze di sicurezza ucraine, senza alcuna traccia dei famigerati paramilitari russi. Le autorità ucraine non erano felici della nostra presenza e io sono stato subito rinchiuso insieme a tre polacchi in una sala dell’aeroporto piantonata dai soldati di Kiev. In un primo momento ci hanno detto che dovevamo prendere il primo volo di ritorno, e soltanto dopo alcune ore, grazie all’intervento del vicepremier della Crimea, ci hanno lasciati andare.

Il giorno del referendum, domenica, lei dove si trovava?

In una zona rurale vicino a Simferopoli, dove ho visitato cinque seggi elettorali e ho potuto parlare anche con una personalità di etnia tartara che votava per l’indipendenza e mi ha riferito che molti altri tartari la pensavano come lui. Invece i giornali occidentali dicevano esattamente l’opposto. A sera molte auto con la bandiere russe hanno cominciato a sfilare per le vie di Sinferopoli, con tanta allegria e nessun incidente. Finalmente la volontà di un popolo, quello della Crimea, è stata rispettata! Che sia di buon auspicio anche per la Catalunya e per la Scozia. E per tutti i partiti indipendentisti e identitari d’Europa-

Gianluca Savoini

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